Il 31 ottobre, un qualunque sabato notte, mi ritrovo a ticchettare sul mio portatile. Normalmente leggo notizie, blog oppure converso con amici nottambuli. Sul sottofondo borbotta la televisione che difficilmente ascolto con attenzione. Parte un Tg regionale e casualmente la mia attenzione si ferma sullo scorrimento di un ticker, di una sequenze di immagini che mi sembrano uno strano déjà-vu. Vedo un indirizzo che conosco: ci sono stata sabato scorso; la telecamera si ferma su un portone, lo conosco: ci sono stata sabato scorso; vedo un nome su un citofono, la conosco, l’ho vista sabato scorso; leggo la notizia: MG, estetista strangolata nel pomeriggio nel suo appartamento. Il cuore si ferma, il sangue gela e inizio a tremare. Non è vero. Mi sono addormentata e sto sognando. Tra le pareti calde della mia casa provo un senso freddo di insicurezza. Le mura di una casa non proteggono. La porta di una casa chiusa a doppia mandata non impedisce a una donna di ricevere una persona che conosce senza sapere che a breve la sua vita sarà chiusa per sempre. A doppia mandata. Continua a leggere
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Amiche,
contestualizzo: circa un mese fa tramite un ex collega vengo contattata da un CFO (ach’esso ex collega ma che non conosco direttamente) che lavora in Belgio in una azienda multinazionale.
Vede il mio curriculum sembra entusiasta, sembra pure che vada bene iniziare a Marzo, mi chiede di andare il 5 Ottobre nei loro ufficio per discutere delle posizioni;
tutto svanisce quando, per onesta’, gli dico che io vorrei fare un orario ridotto di 6 ora a settimana rispetto allo standard per il primo anno (ovviamente pagata proporzionalmente): questo non e’ possibile. Continua a leggere
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Quello che mi ricordo è il sapore del Nesquik che ci portavano come una cosa esotica dalla Germania…credo che ci fosse già da noi sì, però quello veniva da un posto dove pare di cioccolata fossero fatte anche le case. Volete mettere? Eppoi le mille cremine che usava mia zia tedesca che mia mamma non ce le aveva tutte quelle cose lì. Continua a leggere
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La prima storia la racconto io.
Così prendete coraggio.
E’ la storia di Irene. Irene è molto coraggiosa. Irene ha affrontato una delle prove che ogni persona, prima o poi, affronta: la malattia.
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L’idea:
Cerco donne e uomini che abbiano qualcosa di significativo da raccontare sulla percezione del femminile in Italia. Partendo dalla propria esperienza (non devono essere “casi di successo” ma storie di persone che con il proprio impegno quotidiano cercano di dare un contributo fattivo perché non ci sia un unico modo di percepire la donna italiana) vorrei pubblicare la storia delle donne che:
lavorano, fanno figli, non li fanno, non lavorano perché, hanno scelto di rimanere quando potevano andarsene, hanno scelto di andarsene quando potevano rimanere, sono precarie, non lo sono, hanno subito discriminazione o ne sono vittime oggi.
Vorrei pubblicare testimonianze maschili sui medesimi argomenti. Il punto di vista dell’altra parte, di coloro che non accettano l’idea merceologica della donna che sembra essere di gran moda oggi, nel nostro Paese.
Un post per ciascuno
Chi ha voglia di dare il proprio contributo può inviarmi un testo (massimo 5000 caratteri) a panzallaria73@gmail.com: cercherò di pubblicare TUTTO quello che arriverà di pertinente. Se avete voglia di restare anonimi, indicatemelo esplicitamente. Se volete usare un nick pure. Se avete un nome e cognome, un sito web, una mail che desiderate pubblicare insieme alla vostra storia: fate voi.
Mi atterrò alle vostre indicazioni.
Il termine massimo di invio è fissato simbolicamente per l’8 marzo 2010
Gli obiettivi
Condividere e riflettere su storie normali e eccezionali insieme in un luogo di confronto trasversale e che cresce grazie alle esperienze e gli stimoli di tutti.
Al termine della raccolta delle testimonianze (che verranno pubblicate in questi mesi), le raccoglierò tutte in un pdf che metteremo a disposizione (in self publishing) perché possa essere scaricato.
Gli eventuali introiti ottenuti con la vendita del libro saranno interamente re-investiti per acquistare una pagina di un quotidiano e pubblicare uno degli slogan di Donne Pensanti. Se le entrate lo permetteranno, sarà inoltre aperta l’associazione Donne Pensanti per promuovere altre e ulteriori iniziative a riguardo.
Sono certa che una volta raccolte molte storie, potremo pensare anche a iniziative/progetti collaterali da diffondere in tutta Italia.
Cominciate a scrivere senza timore di essere banali: tante cose che ci sembrano scontate, non lo sono affatto e la storia di ognuno qualifica il futuro di tutti.
PROMUOVETE PER FAVORE L’INIZIATIVA CON UN LINK A QUESTO POST O CON UNO DEI BANNER MESSI A DISPOSIZIONE SUL MIO BLOG PERSONALE
MAIL: panzallaria73@gmail.com
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- Alzare la voce contro discriminazione e misoginia – Dacia Maraini, 22 agosto 2009, “l’Unità”
Ci vuole un movimento collettivo
Collettivo
Non abbassiamo la guardia
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Eccoci qua. Di nuovo a fare girare le rotelline per concretizzare qualcosa, dopo la pausa estiva.
Le notizie che arrivano dalla Politica e dalla società sono sempre più inquietanti. Per fortuna c’è anche chi rimane in allerta.
Leggete questo interessante articolo di Umberto Veronesi su “La Repubblica” di qualche settimana fa che mi inviano da Libertà e Giustizia con cui stiamo pensando a sinergie per promuovere un modo diverso di intendere il ruolo femminile in Italia.
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Ho letto tutti i vostri commenti e cerco di sintetizzare le proposte:
- Agire in fretta: Io dopo il 28 luglio (lasciando il 15/7 come scadenza per inviarli) potrò rivedere tutti gli slogan proposti e se coloro che si sono offerti ci stanno, fare qualche proposta per i quotidiani. Se qualcuno vuole occuparsene prima è il benvenuto (ovviamente se mettiamo il link a questo sito, vorrei avere voce in capitolo anche io prima della pubblicazione).
- Problema maggiore: il conto corrente per raccogliere i soldi. Ho mandato qualche mail e lanciato qualche segnale di fumo senza risposta. Senza una raccolta fondi (in base alle richieste dei concessionari) NON si pubblica. Per cui bisogna trovare un’associazione, una realtà che possa metterci il nome e un numero di conto per raccogliere i fondi necessari. Provo a informarmi tramite qualche amico avvocato su cosa succederebbe se usassi un conto corrente mio con adeguata causale di versamento ma sospetto che non sia una cosa tanto in regola e non so quanto desidero impelagarmi in problematiche di questo tipo. L’idea dei cittadini che hanno comprato la pagina su un quotidiano mi piace molto e come ho sempre detto, mi sembra la più concretamente attualizzabile. Personalmente preferisco fare un passo per volta e visto che già questa non è così semplice da attuare, per il resto rinvio. Ma se ci sono idee concrete (e i mezzi per sostenerle) che si vogliono aggregare a donne pensanti, ben venga.
- In questi giorni mi occupo di vedere on line (ma se qualcuno ha già queste informazioni) quanto costa acquistare una pagina pubblicitaria e quali sono le principali concessionarie di pubblicità disponibili così mettiamo sul piatto i prezzi. (Si dovrebbe stare sui 500 euro, da quanto ne so).
- Quando avremo i volantini, mi sembra un’ottima idea quella di promuovere lo stesso slogan anche presso giornalisti, contatti personali ed eventualmente stampando volantini da se’ da distribuire nelle piazze cittadine. Secondo la mia esperienza però, sarebbe meglio lanciare un messaggio univoco senza bruciare i contatti prima. Significa che se si decide di procedere con la pagina del giornale, meglio prima acquistarne una e poi eventualmente fare campagna stampa quando si sa quando e dove uscirà, per dare maggiore clamore all’evento. Se uniamo tutti i contatti e tutti fanno un po’ di ufficio stampa con collegato comunicato, secondo me la cosa può avere ridondanza. Ma non prima della pubblicazione. Ora più che altro bisogna procurarsi contatti utili per la raccolta fondi e sulle concessionarie.
Se avete info, lasciatele nei commenti oppure scrivetemi a panzallaria73@gmail.com
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- Ho trovato un piccolo gruppo di volontari che hanno voglia di vagliare insieme a me le proposte giunte e scegliere gli slogan da proporre per la pubblicazione. GRAZIE!
- Qualcuno aveva proposto di fare un banner ma non ne ho più saputo nulla. Ci sono novità? Se no facciamo senza.
- Non ho ricevuto alcuna segnalazione di associazioni interessate a sostenerci. VI PREGO, AIUTATECI!!!!
Vi spiego. L’entusiasmo e l’adesione on line sono FONDAMENTALI ma SENZA un’azione concreta non possiamo nulla. E per pubblicare una pagina su un quotidiano (acquistandola da una concessionaria) ci vogliono almeno 500 €.
Dobbiamo fare una colletta (o sottoscrizione, che fa più figo) e per farlo c’è bisogno di una realtà burocraticamente in grado di sostenerla (Non posso aprire un conto dedicato a nome mio, per dire, dove farvi versare dei soldi. Sarebbe quanto meno sospetto e non legale).
Per cui CERCO DISPERATAMENTE un’associazione culturale che abbia voglia di metterci la faccia (ovviamente gliene verrebbe – se la cosa andasse bene – anche visibilità).
Sono tanti in Rete che stanno cercando di fare delle cose. Penso a http://femminileplurale.wordpress.com/ e al documentario Il corpo delle donne con annesso blog. Penso anche al meraviglioso Sorelle d’Italia e Femminismo a Sud
Ovunque fioriscono appelli e iniziative.
La Rete in questo è un bene ma anche un male: perché disperde in mille rivoli, mentre noi mille rivoli dovremmo tutti convogliare verso il fiume.
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